5G, cosa cambia

 

Cos'è il 5G

Con la sigla 5G si indica l’insieme delle tecnologie e degli standard di quinta generazione relativi alla telefonia mobile. A differenza di quanto è avvenuto con le precedenti generazioni – il 2G rappresentò il passaggio dalle telecomunicazioni analogiche (1G) a quelle digitali, e tutte le successive evoluzioni (3G,4G,4G+) hanno avuto come obiettivi principali il raggiungimento di una velocità di connessione sempre maggiore e l’incremento dell’efficienza spettrale – il 5G non si limiterà a essere un’evoluzione lineare della precedente: si preannuncia come una piattaforma innovativa di rete per l’accesso ultra-broadband fisso e mobile, in grado di abilitare servizi con requisiti eterogenei.

 
Il 5G opera su frequenze diverse rispetto ai precedenti sistemi: in particolare, utilizza due blocchi di bande di frequenze (700 MHZ e 3600-3800 MHZ) e una banda a frequenze molto alte (26 GHZ), mentre le attuali tecnologie sfruttano frequenze comprese tra 800 MHz e 2600 MHz.

 
Al di là delle frequenze utilizzate, il 5G si differenzia dalle tecnologie attualmente in uso soprattutto per la modalità con cui esso opera. Se infatti il 4G utilizza un sistema di trasmissione statico, il 5G ne utilizza uno di tipo dinamico, che consente di “seguire” l’utilizzatore in tempo reale e nello spazio (cd. Beamforming). Le antenne utilizzate da questa nuova tecnologia permettono di indirizzare il campo magnetico verso singoli utenti o gruppi, migliorando il rendimento senza dispersioni del campo elettrico in direzioni non utili.

 

Limiti di esposizione

L’introduzione della tecnologia 5G non ha comportato una revisione dei limiti di legge, che rimangono quelli definiti dalle norme attualmente in vigore nel nostro Paese (limite di esposizione della popolazione, valore di attenzione e obiettivo di qualità). In particolare, la normativa italiana fissa i limiti nella gamma di frequenza 100kHz-300GHz (molto più restrittivi rispetto a quelli indicati dalla normativa europea): tutte le frequenze utilizzate dal 5G ricadono all'interno di questo intervallo di verifica.

 
L’introduzione del 5G comporterà probabilmente un aumento del numero complessivo di impianti installati, ma non un aumento indiscriminato dei livelli di campo elettromagnetico: per essere installato, infatti, ogni impianto che emette campi elettromagnetici (compresi quindi i 5G) deve seguire un iter di autorizzazione, che spetta ai Comuni, preceduto da una verifica preventiva da parte delle Arpa, che sono chiamate ad esprimere un parere tecnico sulla compatibilità dell’impianto di cui si richiede l’installazione con i limiti di legge, elaborato in base a calcoli modellistici che tengono conto innanzitutto del contributo emissivo degli impianti già esistenti nella zona. Successivamente all’installazione, inoltre, le Agenzie di protezione ambientale effettuano monitoraggi e controlli periodici dei livelli di campo emessi.

 
Ciò che invece potrebbe cambiare con l’introduzione del 5G è la modalità con cui le Arpa dovranno operare nell’ambito delle proprie competenze. Le caratteristiche sopra accennate della nuova tecnologia 5G, che inoltre impiega frequenze finora non utilizzate per la telefonia mobile, richiederanno verosimilmente un diverso approccio tecnico soprattutto in fase di valutazione preventiva attraverso la modellistica previsionale, alla cui definizione sta lavorando il sistema delle Agenzie.

 
L’SNPA ha infatti definito a tal riguardo una prima procedura, pubblicata a gennaio 2020, cui seguiranno ulteriori aggiornamenti in una logica di work in progress dettata dalle novità introdotte da questa tecnologia. Per la definizione di tali nuove modalità è stato attivato un apposito gruppo di lavoro, al quale partecipa anche il personale di Arpa Umbria.
Per ciò che riguarda la regione, le prime richieste di parere tecnico per l’installazione di impianti 5G in Umbria sono pervenute negli ultimi mesi del 2019.

 

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[19 febbraio 2020]