Progetto Remida

Il progetto nasce nel 2008 per promuovere una nuova strategia di approccio al problema della bonifica dei siti contaminati; Arpa Umbria, IBAF-CNR e DiSAFRi - Università degli Studi della Tuscia, propongono una metodica di intervento economica e a basso impatto ambientale basata sull'implementazione di tecniche di fitorimedio applicate con il metodo colturale delle Short Rotation Forestry con cloni di pioppo specificatamente selezionati. Con il sistema proposto si punta a combinare la bonifica e la riqualifica dei siti contaminati in aree rurali o periurbane con la produzione di biomassa da utilizzare per fini energetici, non escludendo interventi di rivegetazione/riforestazione a carattere permanente nelle aree a maggiore valenza ambientale. Questa metodica può essere applicata sui così detti "siti orfani" dei quali gli oneri di bonifica ricadono sulle pubbliche amministrazioni. I vantaggi sarebbero pertanto quelli di applicare una tecnologia dai costi ridotti, dal basso impatto ambientale e capace di offrire un'immediata prospettiva di utilizzazione delle aree trattate mediante la produzione di biomassa. 

 

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Il metodo impiegato


Il metodo impiegato

Con il progetto Remida Arpa Umbria, IBAF-CNR e DiSAFRi dell'Univestà degli Studi della Tuscia, propongono una strategia d'intervento che collega ai processi di bonifica basati sull'impiego di tecniche di fitorimedio applicate con il metodo delle Short Rotation Forestry, la produzione di energia mediante la termovalorizzazione della biomassa prodotta.

Il fitorimedio viene inserito tra le "green technology" è una tecnica di bonifica che impiega le piante per bonificare terreni contaminati. I processi di azione sono distinti in (Wenzel, 2008):

  • Fitostabilizzazione: è un processo di contenimento e immobilizzazione del contaminante che impiega le piante al fine di ridurre la biodisponibilità e la mobilità del plume.
  • Fitoestrazione: è un processo di rimozione che si basa sulla capacità di alcune piante di estrarre dal suolo e (iper -) accumulare metalli o metalloidi nei loro tessuti.
  • Fitovolatilizzazione/rizovolatilizzazione: sono processi di rimozione che sfruttano i processi metabolici delle piante e dei microorganismi presenti nella rizosfera, nel trasformare gli inquinanti in composti volatili che vengono dispersi in atmosfera
  • Fitodegradazione/rizodegradazione: si riferisce all'impiego della capacità delle piante o dei microorganismi rizosferici di degradare gli inquinanti organici

Tutti i meccanismi di azione impiegati nel fitorimedio sono solar-driven e la loro applicazione non intacca la parte biologicamente attiva del suolo.

Le Short Rotation Forestry sono un sistema di coltivazione di specie arboree o arbustive a rapida crescita, basato su un'elevata densità d'impianto e su ceduazioni ripetute nel breve periodo. Applicare questa metodica consente di avere una copertura quasi totale del volume di suolo fino ad almeno 80 cm di profondità e di avere ciclicamente un raccolto di biomassa vergine.

 



Le applicazioni


Le applicazioni

Papigno

L'area industriale di Papigno è situata lungo il corso del fiume Nera a circa 5 km in direzione Est dalla città di Terni lungo la SS. 209 "Valenerina", a circa 2 km dalla Cascata delle Marmore ad una quota media di circa 190 metri s.l.m. Tutta l'area è compresa nella stretta fascia di fondovalle del fiume Nera e si poggia su un ampio terrazzamento artificiale rialzato rispetto al corso del fiume e delimitato dal sistema collinare. Le condizioni geomorfologiche dell'area sono state fortemente alterate dalle attività industriali protrattesi nell'arco degli ultimi 100 anni. L'assetto geologico generale dell'area è riconducibile a una struttura rilevata, costituita dal Calcare Massiccio (Monte Pennarossa-S.Angelo 611 m s.l.m.), in contatto tettonico con litotipi calcareo-selciferi e calcarei (Calcari Diasprigni e Maiolica) a causa della presenza di una faglia a carattere trans-tensivo con direzione  N-S.

La discarica oggetto dell'intervento si trova al di sotto dell'abitato di Papigno, su un ampio terrazzamento in adiacenza agli impianti industriali. Le principali attività produttive degli stabilimenti di Papigno sono state la produzione di calce, di carburo di calcio e di cianamide; i resti delle lavorazioni, le scorie dei forni e gli scarti di produzione venivano smaltiti nella adiacente discarica. L'attività di lavorazione del carburo iniziata nel 1901 si è interrotta definitivamente nel 1973, da questa data in poi sono stati smaltiti sulla nella discarica materiali di diversa natura tra i quali terre e rocce di scavo o residui provenienti da demolizioni di edifici. Quando la discarica è stata chiusa per esaurimento, l'area è stata utilizzata per la realizzazione di un impianto sportivo.

Nel 2001 l'area è stata inserita nel Sito di Interesse Nazionale "Terni-Papigno". Le indagini di caratterizzazione eseguite hanno evidenziato una contaminazione a "macchia di leopardo" in accordo con la tipologia di sfruttamento dell'area nella quale sono stati smaltiti nel tempo, materiali di origine e natura diversa. I contaminanti individuati appartengono a tre categorie, sono presenti idrocarburi C>12 in concentrazioni da un minimo di 65 mg/kgs.s, PCB e in parte minore metalli pesanti (Crtot, Ni, Zn, Pb, Cu), in Tabella 1 sono indicati i range di concentrazione per i contaminanti indicati. Con le indagini geofisiche eseguite durante la caratterizzazione dell'area e stato individuato il corpo discarica costituito dal materiale di scarto proveniente dagli stabilimenti. Nel piano di caratterizzazione approvato non è segnalata la presenza della falda e i rifiuti, classificati come non pericolosi, hanno dimostrato, a seguito dei test di cessione, una scarsa capacità di cedere inquinanti.

La superficie complessiva è di circa 3,5 ha ed è destinata a verde pubblico. Attualmente la parte sud dell'area è occupata dagli impianti sportivi non fruibili per via della contaminazione e ormai fatiscenti, mentre il resto del sito è in parte lasciato all'azione naturale della vegetazione che ha colonizzato gli spazi rimasti liberi, e in corrispondenza del corpo discarica, è coperto da un telo in HDPE stabilizzato superficialmente con inerti.

Il Comune di Terni ha urgenza di intraprendere interventi volti a restituire alla popolazione di Papigno la fruibilità del complesso sportivo localizzato nella fascia a nord della ex discarica; quest'area è, infatti, la sola a essere adibita ad area verde e sportiva, e risulta essenziale per la cittadinanza.

Tabella 1.     Descrizione del range di concentrazione dei contaminati, in un solo campione è stato trovato Cu.

Contaminante

Min.

Max.

C>12

65 mg/kgs.s.

7062 mg/kgs.s.

PCB

0,429 mg/kgs.s.

3,52 mg/kgs.s.

Pb

104 mg/kgs.s.

122 mg/kgs.s.

Crtot

667 mg/kgs.s.

203 mg/kgs.s.

Ni

153 mg/kgs.s.

205 mg/kgs.s.

Zn

152 mg/kgs.s.

170 mg/kgs.s.

Cu

xxxx

217 mg/kgs.s.

 

documento Acrobat Poster Remida Papigno

documento Acrobat Poster Remida Pozzo secco

documento Acrobat Poster Remida Casone



Le modalità d'intervento


Le modalità d'intervento

Il progetto di bonifica si basa sull'integrazione di tecnologie convenzionali con il fitorimedio e l'analisi assoluta di rischio. Valutato che, per l'entità dei costi raffrontata con il valore dell'area, la situazione escludeva completamente la possibilità di smaltire i rifiuti in discarica o di realizzare un capping su tutta la superficie è stato elaborato un sistema d'intervento che minimizza i costi e i movimenti di terra attuando la bonifica e la riqualifica del sito, e trattando on site i terreni contaminati. L'intera area è stata suddivisa in sub-aree d'intervento caratterizzate da un diverso grado di complessità.

L'intero sito sarà partizionato in sette sub-aree come di seguito descritto:

  • Area sportiva: questo spazio sarà bonificato con la rimozione dei terreni contaminati e una volta certificata l'avvenuta bonifica dalla Provincia di Terni verrà restituito alla popolazione
  • Spazio ricreativo a verde: questa zona situata in prossimità dell'area sportiva verrà bonificata come la precedente e vi sarà progettato uno spazio ricreativo "verde urbano" finalizzato oltre che alla fruizione pubblica, a garantire un controllo idrologico delle acque meteoriche
  • Trattamento di fitorimedio estensivo: su questo spazio, dopo la rimozione degli hot spot contaminati, sarà realizzata una piantagione SRF finalizzata a coprire il suolo e a esercitare il controllo idrologico mettendo in sicurezza gli strati profondi della discarica e a produrre biomassa. Contemporaneamente i processi biologici innescati inizieranno a modificare la natura del suolo preparandolo a diversi utilizzi futuri.
  • ScArpate: in queste aree saranno attuati degli interventi d'ingegneria naturalistica finalizzati alla riduzione dei fenomeni erosivi mediante il controllo del ruscellamento delle acque meteoriche
  • Trattamento di fitorimedio intensivo: quest'area, lontana dagli spazi fruibili al pubblico, sarà adibita al trattamento dei terreni contaminati derivanti dalla rimozione degli hot spot. I terreni contaminati rimossi saranno trattati in apposite vasche di trattamento mediante l'impiego combinato di piante e batteri.
  • Aree arborate: sulle zone residuali del sito sarà garantita la copertura del suolo curando la vegetazione esistente e dove necessario inserendo vegetazione nuova al fine di valutare la capacità di adattamento di specie forestali diverse. In questo modo sarà possibile acquisire informazioni sulle possibili specie utilizzabili sul sito una volta concluso il processo di bonifica.
  • Sottoservizi tecnici: quest'area ospiterà i sistemi di controllo e di gestione dei sottoservizi degli impianti di trattamento e della piantagione.


Aderisci al progetto


Aderisci al progetto

Lo staff di REMIDA è alla ricerca di soggetti interessati a dare spazio ad interventi di recupero e bonifica basati sull'utilizzo di questo tipo di metodologia, con l'obiettivo di aumentare il numero di sperimentazioni e affinare in questo modo i criteri progettuali.
Le modalità organizzative per la gestione degli eventuali siti candidati saranno valutate caso per caso, in dipendenza dalla natura giuridica del soggetto interessato, dalla collocazione geografica del sito e dalle altre esigenze specifiche. Tali elementi saranno adeguatamente affrontati nelle apposite convenzioni, contestualmente agli obiettivi dell'iniziativa, i ruoli e le responsabilità delle organizzazioni partecipanti.
Qui sotto un elenco, meramente indicativo e non esaustivo, delle caratteristiche dei siti potenzialmente idonei alla sperimentazione del metodo Remida:

  • siti con sorgente secondaria presente nei primi 2 m di sottosuolo;
  • siti con problemi di lisciviazione o accumulo idrico derivante da eventi meteorici;
  • siti con fasce limitrofe blandamente contaminate o degradate e non rinaturalizzate;
  • siti di accumulo di rifiuti dove non è possibile la rimozione o l'incapsulamento;
  • siti contaminati da sedimenti fluviali provenienti da altre aree;
  • siti con problemi di esportazione di contaminanti a seguito di erosione.


Contatti


Contatti

Unitus disafri - sito http://www.disafri.unitus.it - referente Paolo De Angelis  pda@unitus.it

Ibaf CNR - sito http://www.ibaf.cnr.it - referente Angelo Massacci angelo.massacci@ibaf.cnr.it

Arpa Umbria - sito  http://www.Arpa.umbria.it  - referente Andrea Sconocchia a.sconocchia@arpa.umbria.it

 

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